La polizia montenegrina ha perquisito un appartamento a Budva utilizzato da due cittadini russi precedentemente fermati all’aeroporto di Tivat. Fermati il 23 settembre mentre cercavano di imbarcarsi su un volo per Tel Aviv, nei loro 19 bagagli gli agenti avevano trovato 26.210 euro e 1.150 shekel israeliani, oltre a una grande quantità di apparecchiature elettroniche e medicinali non dichiarati. I due sono stati arrestati con l’accusa di contrabbando e riciclaggio di denaro.
Il 25 settembre, sulla base di un mandato di perquisizione emesso dal Tribunale di base di Cattaro, gli agenti della polizia di frontiera regionale meridionale, dell’unità per i crimini informatici, dell’Agenzia per la sicurezza nazionale e del Dipartimento speciale di polizia hanno perquisito l’appartamento di Budva.
Sono state sequestrate ingenti quantità di apparecchiature informatiche e per le comunicazioni, un poligrafo e contanti in otto valute – oltre all’euro, le valute ufficiali di Russia, Serbia, Israele, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Kirghizistan – per un valore complessivo di circa 1 milione di euro. Sono state inoltre trovate banconote per 1.120 euro ritenute contraffatte.
Tutti gli oggetti saranno sottoposti ad accertamenti forensi. La polizia ha dichiarato di continuare a collaborare con la procura, l’Agenzia per la sicurezza nazionale e i partner internazionali per ricostruire pienamente le circostanze del caso.
Il Montenegro è il Paese candidato all’adesione all’Unione europea più avanti nel processo e punta a diventare il 28° membro dell’Unione entro il 2028; ha aperto tutti i 33 capitoli negoziali e ne ha provvisoriamente chiusi circa la metà. Membro della NATO dal 2017 e situato lungo una costa adriatica strategica, il Paese è da tempo esposto a pressioni ibride – operazioni informatiche, reti di influenza e altre attività clandestine attribuite ad attori russi.
L’ultimo caso è ufficialmente trattato come un’indagine per reati finanziari, ma la combinazione di ingenti somme di denaro non dichiarate, apparecchiature elettroniche sofisticate, un poligrafo e presunte banconote false è il tipo di ritrovamento che alimenta regolarmente i timori riguardo a operazioni clandestine rivolte contro un piccolo Stato prossimo alla piena integrazione euro-atlantica.
Poche ore prima del vertice tra Unione europea e Balcani occidentali del giugno 2026 a Tivat, il Montenegro aveva respinto un volo charter proveniente da Belgrado con a bordo 87 cittadini serbi, dopo aver trovato tra i passeggeri una radio marina, apparecchiature per comunicazioni a distanza e uno striscione con la scritta “Serbia vince”.
Alcuni dei passeggeri avevano precedenti legati ad azioni di piazza violente a sostegno del regime. Le autorità avevano considerato l’episodio come un possibile tentativo di guerra ibrida volto a interrompere un importante incontro dell’Unione europea.
Alla fine di agosto 2026, il primo ministro montenegrino Milojko Spajić aveva avvertito che le informazioni raccolte dai servizi di intelligence indicavano una campagna ibrida regionale coordinata – sostenuta da attori di almeno due Paesi confinanti non identificati, oltre che da alcuni politici e media locali – con l’obiettivo di destabilizzare Podgorica mentre il Paese accelera per chiudere i capitoli negoziali ancora aperti e aderire all’Unione entro il 2028.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

